In un piccolo paese della Mesolcina, San Vittore, c’è una falegnameria che non è solo un luogo di lavoro, ma un vero e proprio bene prezioso custodito nel tempo. Da ottant’anni, la Falegnameria Bosio porta avanti una tradizione che si tramanda di padre in figlio, legando generazioni attraverso il profumo del legno appena lavorato e il suono ancora oggi confortante di scalpelli e seghe. L’atmosfera che si respira nel vecchio laboratorio della falegnameria, dove incontriamo Simone Bosio, sembra essere sospesa nel tempo. Il luogo preserva l’eredità e l’indissolubile legame familiare: ogni macchina, ogni attrezzo, ogni pezzo lavorato attorno a noi racconta un aneddoto e una tecnica affinata nel corso degli anni, segno del saper fare che il padre ha trasmesso al proprio figlio.
Forte di un’esperienza che dura dal 1946, questa bottega artigianale è testimone di storie, di passione e di impegno, che sono riusciti a resistere ai cambiamenti, continuando a far rivivere l’arte del mestiere e l’amore per il legno che prende forma attraverso lavorazioni artigianali di alta qualità.
- SCHREINERZEITUNG. La ricorrenza degli 80 anni riporta al cammino fatto fino a oggi: lei rappresenta la terza generazione, come lo descrive?
- SIMONE BOSIO. Dobbiamo risalire agli anni ’40 quando Camillo Annoni e Giovanni Bosio decisero di aprire una bottega artigianale con il nome di «Annoni & Bosio, mobili e serramenti». Nel maggio del 1946 la ditta fu sciolta e ritirata da mio nonno Giovanni, il quale continuò l’attività in proprio e trasmise al figlio Luigi e poi a noi nipoti, soprattutto a me più che a mio fratello Stefano, la dedizione e l’amore per la lavorazione del legno, una vera e propria arte affinata negli anni grazie all’opera di mio padre che con impegno e passione ha continuato questa tradizione, unendola alle tecnologie più moderne. Nel 2007 l’azienda diventa Falegnameria Bosio Sagl, di cui sono titolare unico dal 2015. In questi anni abbiamo demolito il vecchio magazzino e costruito la nuova fabbrica, abbiamo migliorato anche la produzione puntando sulla qualità e investito in nuovi impianti e macchinari per la lavorazione del legno massiccio e pannelli truciolari che sono alla base della nostra identità.
- Quali sono i valori che guidano l’azienda?
- La falegnameria è un’arte che richiede tempo e dedizione, ma i risultati possono essere estremamente gratificanti. Certo ci vuole impegno e passione, l’importante tuttavia è non aver paura di innovare e di sperimentare. E soprattutto cercare sempre l’eccellenza. Ogni nostro pezzo è unico, che sia un mobile o un arredo d’interno è progettato per adattarsi perfettamente alle esigenze dei nostri clienti, per garantire qualità e funzionalità sempre con un occhio attento alla personalizzazione e all’unicità di ogni ambiente. Abbiamo anche un servizio dedicato alla realizzazione di scale: passo dopo passo accompagniamo il cliente fino all’ultimo gradino. La nostra versatilità ci permette di creare soluzioni eleganti e funzionali, che possono arricchire ogni stile architettonico.
- La fidelizzazione è un elemento fondamentale per un’azienda: come è evoluta la clientela nel tempo?
- Inizialmente, la nostra clientela era principalmente locale ma nel corso degli anni sia-mo diventati un punto di riferimento anche per coloro che non risiedono in valle. Il nostro impegno va oltre la semplice creazione di prodotti: ci dedichiamo con passione alla costruzione di relazioni di fiducia con i clienti e la comunità, avvalendoci di un servizio personalizzato che ci distingue. Lo showroom di Arbedo, aperto nel 2010 in partenariato con l’azienda Gaulhofer, risponde all’esigenza di avvicinarci ulteriormente alla clientela e di offrire loro un’esperienza diretta con i nostri prodotti, incluso le finestre del marchio Gaulhofer e le porte di altri produttori. Non è solo uno spazio espositivo, è un luogo d’incontro con la clientela che consente di creare un’esperienza d’acquisto coinvolgente, offrendo loro la possibilità di apprezzare la qualità dei prodotti di persona. Ogni cliente è unico, per questo ci impegniamo a comprendere le esigenze specifiche di ciascuno e a trovare soluzioni su misura che riflettano lo stile personale.
- Siete l’ultima falegnameria ASFMS della Mesolcina: quanto è importante mantenere viva un’azienda in una regione periferica?
- Essere l’ultima azienda associata è sicuramente un peccato. Tuttavia, rappresenta un segno di resilienza e di dedizione verso un’associazione professionale che ha molto da offrire in termini di servizi e prodotti, formazione, consulenza, sostegno, visibilità e molto altro ancora. Far parte della grande famiglia de «Il falegname, l’uomo che fa» significa anche poter condividere esperienze e costruire una rete di contatti professio-nali che possono favorire la crescita e lo sviluppo dell’attività di un’azienda, soprattutto se opera in una valle. Questo impegno verso la professionalità di un marchio riconosciuto in tutta la Svizzera, ci consente di assicurare e certificare la qualità dei nostri arredi. Siamo una piccola azienda che non lavora né in serie né si dedica a grandi produzioni, ma che trova la propria autenticità in tante piccole cose che se assommate contribuiscono a mantenere viva la cultura artigianale de «Il falegname, l’uomo che fa» in una regione periferica.
- Cosa rappresentano per lei questi 80 anni d’attività?
- È un lungo percorso che ci ha permesso di contribuire attivamente a creare lavoro per i residenti e offrire opportunità di tirocinio ai giovani della valle. Nonno Giovanni e papà Luigi hanno creduto nel valore della formazione, un valore al quale non sono venuto meno. Siamo stati testimoni della crescita professionale di numerosi giovani, c’è chi è rimasto, come Athos Borra che è diventato il mio prezioso collaboratore: insieme ci impegneremo a trasmettere il nostro sapere a un giovane della valle che a settembre inizierà l’apprendistato. Trasferire le competenze alle nuove generazioni significa assicurare il futuro non solo dell’azienda ma anche dell’economia locale. Spero un giorno, quando sarà più grande, di poter coinvolgere mio figlio e di trasmettergli la passione e i segreti del mestiere, proprio come ha fatto mio padre con me. Sarà un modo per onorare il passato, per valorizzare ciò che abbiamo costruito e scrivere così un nuovo capitolo della nostra storia.
www.bosiosagl.ch
VANIA CASTELLI
Veröffentlichung: 20. August 2026 / Ausgabe 34/2026